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La Fitoterapia


Il rinnovato interesse per le medicine naturali ha portato, negli ultimi 20 anni, ad un incremento sensibile della ricerca in ambito scientifico per questo particolare settore. Se l’Omeopatia si basa sul principio di similitudine ed è realmente una medicina alternativa, la Fitoterapia è invece quella branca della medicina tradizionale che studia l’impiego delle piante medicinali capaci di svolgere un’azione farmacologica nell’organismo. Anche in Fitoterapia vale il principio legato all’enunciazione “l’effetto dipende dalla dose”: ecco perché diventa [...]


Il punto di vista della Dottoressa Germano:

Frequentando il corso di laurea in Farmacia, nei primi anni '80, mi sono appassionata alla Botanica Farmaceutica e alla Fitoterapia che proprio in quel periodo veniva rivalutata sia come medicina integrativa da affiancare a quella ufficiale, sia come rimedio più blando, nella prevenzione o nella cura delle lievi patologie.

Oggi la Fitoterapia non segue metodologie diagnostiche o terapeutiche diverse da quelle della Medicina Ufficiale anzi, richiede e impone una verifica scientifica delle conoscenze affidateci dalla Tradizione.

Questo è l'aspetto che mi appassiona e che mi spinge ad approfondire costantemente gli studi sulla Fitoterapia, proprio per potermene avvalere nella quotidianità della mia professione: solo conoscendo in modo approfondito proprietà, interazioni e controindicazioni è infatti possibile consigliare un rimedio fitoterapico mirato, sicuro ed efficace.



BREVE GLOSSARIO FITOTERAPICO

Parlando di Fitoterapia, si utilizzano terminologie specifiche che è bene conoscere per aver subito chiaro a cosa ci si riferisce. Qui di seguito vi elenchiamo le più comuni.

Droga vegetale: è la parte della pianta a cui è attribuita una determinata azione farmacologica grazie alla presenza di elevate concentrazioni di principi attivi e che viene utilizzata come medicamento o per l’estrazione di sostanze a scopo medicamentoso (es. per la Malva le foglie, per l’Altea le radici, per l’Uncaria la corteccia).

Fitocomplesso: è l’insieme di tutte le sostanze presenti nella droga (sostanze attive e sostanze coadiuvanti) indispensabili nel loro insieme per garantire la completezza delle azioni tipiche della pianta. Per definizione il fitocomplesso è caratterizzato da una bassa tossicità, da una modulazione dell’assorbimento e dell’efficacia, e da una molteplicità d’azione (lo stesso rimedio può avere più campi d’azione; per es. il Ginko Biloba è indicato per trattare il decadimento cerebrale senile ma è utile anche contro l’ipertensione arteriosa, le allergie e per combattere i danni causati dai radicali liberi).

Tempo balsamico: è il periodo dell’anno, variabile, da pianta a pianta, nel quale il vegetale contiene la massima quantità di principi attivi e la sua ottimale composizione qualitativa.

Le principali forme di sommistrazione dei fitoestratti sono: le polveri, le tisane, l’estratto fluido, l’estratto secco, la tintura madre, il macerato glicerinato e l’olio essenziale. Qui di seguito vi spieghiamo la differenza fra le singole tipologie di somministrazione.

Polvere: è preparata a partire dalla totalità della pianta medicinale essiccata e triturata finemente con mezzi meccanici. La quantità di fitocomplesso contenuta nelle polveri è solitamente bassa dal momento che contengono soprattutto materiali di supporto come cellulosa e lignina che, a livello farmacologico, non svolgono nessuna azione.

Tisana: è una miscela di piante essiccate e tagliate in pezzi più o meno piccoli; per assumerla vengono preparati un’infusione (versando acqua bollente sulla miscela essiccata) o un decotto (versando la miscela essiccata in acqua fredda e portando il tutto ad ebollizione) che vengono fatti riposare qualche minuto e successivamente filtrati per berne il liquido risultante. La tisana contiene solo piccole quantità di fitocomplesso, quindi la capacità medicamentosa è piuttosto limitata.

Estratto Fluido: abbreviato come EF, l’estratto fluido si prepara mettendo la pianta medicinale essiccata a macerare in un solvente apposito (generalmente alcol etilico) per un tempo variabile da pianta a pianta. L’estratto fluido risulta ticco di fitocomplesso anche se diluito nel solvente usato durante per la macerazione.

Estratto Secco: abbreviato come ES, l’estratto secco viene preparato partendo generalmente dall’estratto fluido e facendone evaporare il solvente usato per la macerazione a temperature non elevate. Quello che si ottiene da questo procedimento è una polvere finissima e impalpabile costituita da puro fitocomplesso in grado di poter essere titolato. Da questo ne risulta che l’estratto secco resta la forma più efficace poiché contiene esclusivamente l’insieme delle sostanze medicamentose presenti nella pianta e non il materiale di supporto farmacologicamente inerte. Questa caratteristica, oltretutto, lo rende notevolmente biodisponibile favorendo il suo assorbimento da parte di stomaco e intestino.

Tintura Madre: abbreviata come TM, la tintura madre si ottiene facendo macerare in alcol etilico il tessuto vegetale fresco della pianta appena raccolta, seguendo le indicazioni della Farmacopea francese o tedesca. Il fitocomplesso presente in essa è completo dal momento che si è utilizzata la pianta fresca, ma l’elevata diluizione ne limita l’efficacia e ne impedisce, per ovvi motivi, la titolazione.

Macerato Glicerinato: abbreviato come MG, il macerato glicerinato si ottiene (seguendo i dettami della Farmacopea francese) facendo macerare in una miscela di acqua, alcol e glicerina le gemme e i giovani getti appena raccolti della pianta medicinale da cui si vuole estrarre. Il fitocomplesso presente all’interno di esso è il più completo dal momento che si sono usate le parti più giovani della pianta medicinale allo stato fresco, ma l’elevata diluizione ne riduce l’efficacia e ne impediscela titolazione.

Olio essenziale: abbreviato come OE, l’olio essenziale è una sostanza presente naturalmente in alcune piante (per es. Lavanda, Salvia, Rosmarino, Eucalipto, ecc.) a cui conferisce in genere un odore penetrante ma gradevole. È un composto fortemente concentrato dotato di spiccate capacità medicamentose, ma proprio per questo motivo può provocare effetti collaterali anche importanti se non usato nel modo e nelle dosi corrette: il consiglio, quindi, è quello di utilizzarlo esclusivamente dietro consiglio di esperti qualificati che ne conoscano bene tutte le caratteristiche.



Bibliografia:
A. Sannia, “Fitoterapia: istruzioni per l’uso”, Utet periodici
Società Italiana di Medicina Naturale, “Rimedi della Natura”, Tecniche Nuove Milano